Gino Mennuni
Come tanti ragazzi, cominciò ad confidare alla carta i suoi pensieri, le sue malinconie. Un modo di esprimersi INGENUO che di tanto in tanto affiorava, lasciava qualche fugace traccia, per poi cedere il posto a un più pratico modo di rapportarsi con la realtà. Riprese a scrivere con più regolarità che
era quasi trentenne, a ciò indotto dalla sua professione. Dirigeva un centro sociale gestito dalla scuola e tra le tante attività c'era anche quella teatrale. Teatro con personaggi solo maschili all'inizio, poi il solito
De Filippo, Pirandello e alcune sue invenzioni dialettali. In seguito ha scritto due opere di storia locale fatte stampare dal Comune, un saggio specifico sulla Fontana cavallina, pubblicato a Genzano, romanzi inediti, altre opere teatrali, saggi storici, componimenti poetici. Assieme ad alcuni amici ha dato ad una rivista locale, Opinum.
Ha invece cominciato a dipingere dopo la nascita del primo figlio. Piangeva quel figlioletto. Piangeva di giorno, ma soprattutto di notte. Una di quelle notti forzatamente insonni l'attrassero i colori ad olio della moglie e una cartelletta porta documenti. Lavorò e lavorò e alla fine rimirò soddisfatto il suo lavoro. Divenne così un pittore notturno, nel senso che dipingeva di notte. Non si limitò solo all'uso dell'olio. Avido com'era di sempre nuove esperienze, si cimentò con la tempera, gli acrilici, gli acquerelli e come supporto gli andava bene tutto: la tela, la carta, il legno. L'attraevano e l'attraggono i paesaggi e gli scorci urbani, per cui la campagna e il paese sono stati spietatamente analizzati, osservati, sezionati e trasformati in immagini. Attualmente dirige un corso di pittura frequentato da una ventina di allieve.
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